Villa d’Este (Tivoli)

 

La villa d’Este di Tivoli è un capolavoro del Rinascimento italiano e figura nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Nel 2014 è stato il decimo sito statale italiano più visitato, con 451.999 visitatori e un introito lordo totale di 2.246.879 Euro[1]. Proprietà del MIBACT, dal dicembre del 2014 la Villa è entrata a far parte dei musei e dei luoghi della cultura gestiti dal Polo Museale del Lazio.

La villa fu voluta dal cardinale Ippolito II d’Este[2], figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia (Ferrara 1509 – Roma 1572), su un sito già anticamente sede di una villa romana.

La storia della sua costruzione è legata alle vicende del suo primo proprietario. Papa Giulio III del Monte volle ringraziare il cardinale d’Este per l’essenziale contributo dato nel 1550 alla propria elezione al soglio pontificio nominandolo governatore a vita di Tivoli e del suo territorio. Il cardinale arrivò a Tivoli il 9 settembre e vi fece un’entrata trionfale, scoprendo però che gli sarebbe toccato di abitare in un vecchio e scomodoconvento annesso alla chiesa di Santa Maria Maggiore, edificato secoli prima dai benedettini, ora tenuto dai francescani e parzialmente riadattato a residenza del governatore.

Ippolito era abituato a ben altro, nella sua Ferrara e anche a Roma, ma l’aria di Tivoli gli giovava e inoltre – grande cultore di antichità romane – era molto interessato ai reperti che abbondavano nella zona. Decise perciò di trasformare il convento in una villa. Questa sarebbe stata la gemella del grandioso palazzo che stava contemporaneamente facendo costruire a Roma, a Monte Giordano; mentre il palazzo romano doveva servire ai ricevimenti “ufficiali” nell’Urbe, la villa di Tivoli avrebbe dovuto essere piacevole luogo d’incontri e di colloqui più lunghi e meditati. Non a caso il luogo in cui sorse la villa aveva il nome di “Valle Gaudente”.

I lavori furono affidati all’architetto Pirro Ligorio, affiancato da un numero impressionante di artisti e artigiani. La realizzazione della fabbrica seguì però le vicissitudini curiali del cardinale governatore, destituito nel 1555 dal papa Paolo IV Carafa, poi ripristinato nella carica da papa Pio IV nel 1560, poi danneggiato nelle prebende dai pessimi rapporti di papa Pio V con i francesi, che erano da sempre i suoi grandi alleati. Si dovettero inoltre acquistare i terreni necessari da ben due chiese appartenenti a ordini diversi, operazioni che durarono fino al1566, e convogliare le acque dell’Aniene con nuovi cunicoli che provenivano dalle cascate. Anche i materiali da costruzione creavano problemi: il permesso, ottenuto dal Senato di Roma, di utilizzare il rivestimento ditravertino della tomba di Cecilia Metella per i lavori di costruzione della villa, venne successivamente revocato (non prima che fosse asportato tutto il rivestimento della fascia inferiore del monumento, lasciato come oggi si presenta).

Il cardinale ebbe appena il tempo di godersi la solenne inaugurazione della villa, avvenuta nel settembre del1572 con la visita di papa Gregorio XIII; morì infatti il 2 dicembre dello stesso anno.

I primi proprietari furono tre cardinali d’Este governatori di Tivoli: il committente Ippolito II, il nipote Luigi fino al1586 e infine Alessandro, fino al 1624. Quest’ultimo riuscì a mantenerne la proprietà diretta alla casa d’Este anche per quando, in futuro, la famiglia non fosse stata più presente nel collegio cardinalizio e realizzò manutenzioni e innovazioni decorative. Degno di nota è anche l’operato del cardinaleRinaldo d’Este (1641-1672), che fece realizzare da Gian Lorenzo Bernini la fontana del Bicchierone e la cascata della fontana dell’Organo.

Successivamente la villa e i suoi impianti, passati agli Asburgo, furono lasciati deperire e le collezioni antiquarie furono disperse, fino a quando il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst, a metà Ottocento, se ne innamorò, la ripristinò e per il resto del secolo (fino alla sua morte nel 1896) la pose di nuovo al centro di intense attività artistico-mondane; uno dei frequentatori affezionati fu, all’epoca, Franz Liszt che alla villa si ispirò per alcuni brani delle Années de Pèlerinage (Troisième année: Aux cyprès de la Villa d’Este, Thrénodie I – Aux cyprès de la Villa d’Este, Thrénodie II – Les jeux d’eaux à la Villa d’Este).

L’ultimo proprietario privato della villa fu l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, erede al trono dell’Impero austro-ungarico; egli avrebbe voluto disfarsene, vendendola allo Stato italiano per l’enorme cifra di due milioni di lire dell’epoca, per la quale il governo italiano tergiversò lungo tempo; ma l’assassinio dell’arciduca a Sarajevo, il 28 giugno 1914, liberò l’Italia da quella “noiosa faccenda”, come ebbe modo di dire, con riferimento alle trattative di vendita, il ministro degli esteri italiano Marchese Antonino di San Giuliano al primo ministro Antonio Salandra, nel comunicargli la mesta notizia dell’assassinio dell’arciduca[3].

Nel 1918, dopo la prima guerra mondiale, la villa passò allo Stato Italiano che diede inizio ad importanti lavori di restauro, ripristinandola integralmente e aprendola al pubblico. Un’altra serie di restauri fu poi eseguita nel secondo dopoguerra per riparare i danni causati da alcune bombe cadute sul complesso durante l’ultimo conflitto mondiale.

Fontana di Nettuno

                                                                                                                                 -Fontana di Nettuno

La fontana di Nettuno è la più imponente e scenografica della villa, per la grande quantità di acqua e i potenti zampilli che proiettano in aria alti schizzi, è anche la più recente: fu realizzata nel 1927 ad opera di Attilio Rossi (Castel Madama 1875-1966), con la collaborazione dell’ingegner Emo Salvati, restaurando la suggestiva cascata del Bernini, fortemente degradata da due secoli circa di abbandono, e riorganizzando i vari livelli. La bellezza della fontana berniniana, che possiamo ammirare nelle incisioni del Venturini e nei disegni di Fragonard, divenne un modello per numerose fontane settecentesche, comprese quelle della celebre Reggia di Caserta.

Fontana dell' Ovato

                                                                                                                                 -Fontana dell’Ovato

La fontana dell’Ovato è situata alla sinistra del viale delle Cento Fontane, in un luogo apposito leggermente in disparte, ma non certo oscurata alla vista dalle varie parti del giardino, è la Fontana dell’Ovato o Fontana di Tivoli, anch’essa progettata da Pirro Ligorio e realizzata nel 1567. In questa fontana confluisce l’acqua convogliata dal fiume Aniene attraverso un canale che passa sotto la città. Viene detta dell’Ovato, per la sua particolare forma ad esedra ovale, con al centro la grande vasca nella quale finiscono tutte le acque cadenti e zampillanti della fontana. È detta anche, per la sua bellezza, “Regina delle fontane”, una denominazione che si vuole le sia stata attribuita dall’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini, esule a Tivoli, dove fu ospite del cardinale Ippolito.

 

Le Peschiere

-Le Peschiere

 

Le Peschiere poste in successione innanzi alla fontana di Nettuno, da cui ne ricevono l’acqua, e contornate da una lussureggiante vegetazione, le Peschiere sono tre grandi bacini di forma rettangolare. Sono animate da zampilli che nascono dai vasi disposti lungo i loro bordi (otto per vasca), che, assumendo varie intensità, increspano in maniera differente e decrescente, le tre vasche, continuando quella gradazione di moto delle acque iniziata nella fontana di Nettuno, per scemarla fino all’ultimo bacino, vicino alla terrazza panoramica, dove doveva trovare posto la statua del Dio del Mare, a completamento della composizione della precedente fontana. Oltre che luogo piacevole e rilassante per il passeggio, le Peschiere, al tempo della loro costruzione, servivano ad allevare delle pregiate specie di pesci d’acqua dolce, per dare la possibilità a chi soggiornava presso la villa, di dilettarsi nella pesca e di godere a tavola dei piaceri ittici. A tale scopo, nelle loro vicinanze, erano dei lussuosi chioschi atti a dare conforto a chi voleva riposare durante la passeggiata, e a custodire le attrezzature necessarie alla pesca.

fonte: Wikipedia

foto di:  Luisa Porso

 

 

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