Storia della cucina

 

 

Le più antiche prove conclusive del consumo di carne da parte dell’H. erectus sono a Swartkrans, Sudafrica, dove parecchie pietre bruciate furono rinvenute in mezzo ad utensili acheulani.[1]

Il fuoco inoltre portò al miglioramento della nutrizione mediante le proteine cotte.[2][3][4]

Presso la Caverna Qesem, 12 km ad est di Tel-Aviv, esistono prove dell’uso regolare del fuoco da prima del 382,000 BP a circa il 200,000 BP alla fine del Pleistocene inferiore. Le grandi quantità di ossa bruciate e le zolle di terreno moderatamente riscaldate suggeriscono che la macellazione e la disossazione delle prede avevano luogo vicino ai focolari.[5]

La cottura, com’è evidente dalle ossa bruciate e annerite di mammiferi, rende la carne più facile da mangiare e da digerire, agevolando la nutrizione con il suo apporto proteico.[6][7] La quantità di energia richiesta per digerire la carne cotta è minore di quella della carne cruda, e la cottura gelatinizza anche il collagene ed altri tessuti connettivi, “apre le molecole strettamente intrecciate dei carboidrati per un più facile assorbimento.”[7] La cottura, inoltre, uccide i parassiti e i batteri che avvelenano gli alimenti.

fonte wikipedia

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