Sindrome dell’ovaio policistico: come trattarlo con l’alimentazione

 

 

 

FOT DI MARIA ROSARIAlogo di maria rosaria

 

 

 

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è uno squilibrio endocrino e metabolico, causa comune di infertilità tra le donne: basti pensare che, secondo le stime, il 5-10% delle donne tra 18 e 44 anni ne sono affette.

Spesso accade che la donna si accorga di soffrire di PCOS solo quando comincia a cercare (invano) una gravidanza, ma nella maggior parte dei casi i sintomi sono evidenti e possono insorgere in seguito al menarca oppure in risposta ad importanti aumenti di peso.

La diagnosi del medico solitamente viene fatta escludendo dapprima altre disfunzioni responsabili di sintomi simili quali iperplasia surrenalica (produzione eccessiva di ormoni da parte delle ghiandole surrenali), Sindrome di Cushing (produzione eccessiva di cortisolo), problemi nella funzionalità della ghiandola tiroidea, iperprolattinemia (produzione eccessiva di prolattina).

Seguiranno: una anamnesi famigliare, essendo una patologia caratterizzata da una importante componente genetica; un esame fisico, ovvero la rilevazione di altezza, peso e pressione sanguigna per valutare le condizioni di salute generale; esame pelvico, ovvero la visita visiva e manuale degli organi riproduttivi al fine di rilevare eventuali anomalie; esami del sangue, utili per valutare il quadro ormonale, i livelli di colesterolo, trigliceridi e glicemia; esame ecografico, per valutare l’aspetto delle ovaie e dell’utero.

Sindrome dell’ovaio policistico

Sostanzialmente sono tre i fattori da tenere in considerazione:

  • Irregolarità delle mestruazioni e mancanza di ovulazione che provocano conseguente infertilità o incapacità di portare a termine la gravidanza (American Society for Reproductive Medicine);
  • Eccesso di ormoni androgeni, gli ormoni maschili, che provocano irsutismo (crescita anomala di peli), acne grave o alopecia (perdita di capelli);
  • Ovaie policistiche, contenenti numerose piccole sacche piene di liquido che circondano le uova.

Le donne affette da PCOS sono soggette anche ad altre disfunzioni quali: diabete mellito di tipo 2, ipertensione, colesterolo LDL (cattivo) e trigliceridi aumentati e colesterolo HDL (buono) diminuito, steatoepatite non alcolica (infiammazione del fegato causata dall’accumulo di grasso), depressione e ansia, sanguinamento uterino anomalo.

Le cause di PCOS non sono ancora state individuate ma sicuramente esistono dei fattori predisponenti: l’ereditarietà ricopre un ruolo fondamentale ma anche l’iperinsulinemia (alti livelli di insulina nel sangue, l’ormone che permette alle cellule di utilizzare il glucosio come fonte primaria di energia) e l’insulino-resistenza (a sua volta responsabile di iperinsulinemia) possono influenzare le ovaie aumentando  la produzione di androgeni che andranno ad interferire con la capacità di ovulazione delle ovaie.

Trattamento e alimentazione associata

Il trattamento della PCOS prevede l’utilizzo di farmaci, in particolare la pillola anticoncezionale o la metformina che aiuteranno a regolarizzare il ciclo mestruale e a migliorare la resistenza insulinica, il clomiphene in associazione con la metformina per indurre l’ovulazione, e lo spironolattone per diminuire la produzione di androgeni e tutto ciò che ne deriva. Questi farmaci, ovviamente, non risolvono la causa della PCOS ma semplicemente ne migliorano i sintomi fin quando vengono assunti.

L’aspetto altrettanto importante è il cambiamento dello stile di vita a favore di una corretta alimentazione e una adeguata attività fisica finalizzati alla perdita di peso, al fine di ridurre i livelli di insulina, di zuccheri e di androgeni in circolo. Studi dimostrano come una modesta perdita di peso di appena il 5% (ricordiamo che la perdita di peso in queste condizioni risulta ancora più difficile) provoca un miglioramento della sensibilità all’insulina che si traduce in miglioramenti significativi dell’acne, dell’alopecia e dell’irsutismo, oltre che della dislipidemia e dell’ipertensione, e quindi anche della funzionalità ovarica.

In linea generale è opportuno condurre una dieta antinfiammatoria seguendo le linee guida riportate, in modo da ridurre l’infiammazione e migliorare le condizioni generali:

  • Condurre un’alimentazione a basso contenuto di carboidrati e comunque assumere pasti a basso carico glicemico (cereali integrali, farina e pane di segale, oppure associando ai carboidrati anche proteine e grassi in qualunque pasto della giornata);
  • Preferire proteine nobili presenti nelle uova, nel pesce (anche ricco di acidi grassi omega 3, fluidificanti e antinfiammatori) e nella carne bianca;
  • Preferire grassi salutari presenti nell’olio extravergine di oliva, nell’avocado, nel burro chiarificato (ricco di acidi grassi saturi a catena corta che vengono subito utilizzati per la produzione di energia);
  • Fare largo utilizzo di spezie quali zenzero (drenante), curcuma e pepe nero (antinfiammatori), cannella (ipoglicemizzante) e liquirizia (antiandrogenico) solo se non si soffre di ipertensione, e anche di erbe aromatiche quali basilico, origano, salvia e maggiorana;
  • Preferire la verdura cruda e colorata perché maggiormente ricca di fitoestratti antiossidanti;
  • Evitare latte e derivati perché le caseine presenti vanno ad interferire con il picco dell’ormone LH, responsabile dell’ovulazione;
  • Escludere il glutine in caso di ipofertilità, senza ricorrere a prodotti industriali gluten free ma piuttosto preferendo tutti i cereali che non ne contengono quali riso, mais, miglio, amaranto, grano saraceno, quinoa e sorgo;

Come mi piace ribadire, nessun consiglio e nessuna linea-guida può sostituire un piano alimentare specifico e personalizzato redatto da un esperto di nutrizione e alimentazione.

 

 

Bibliografia

Obesity, polycystic ovary syndrome and breastfeeding: an observational Study. Joham AE, Nanayakkara N, Ranasinha S, Zoungas S, Boyle J, Harrison C, Forder P, Loxton D, Vanky E, Teede HJ. Acta Obstet Gynecol Scand. 2016 Jan 18.

 

Endometrial expression of estrogen receptors and the androgen receptor in women with polycystic ovary syndrome – a lifestyle intervention study. Hulchiy M, Nybacka Å, Sahlin L, Hirschberg AL. J Clin Endocrinol Metab. 2015 Dec 9

 

Polycystic ovary syndrome: insight into pathogenesis and a common association with insulin resistance. Barber TM, Dimitriadis GK, Andreou A, Franks S. Clin Med (Lond). 2015 Dec;15

 

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Estradiol Priming Improves Gonadotrope Sensitivity and Pro-Inflammatory Cytokines in Obese Women. Al-Safi ZA, Liu H, Carlson NE, Chosich J, Lesh J, Robledo C, Bradford AP, Gee NA, Phang T, Santoro N, Kohrt W, Polotsky AJ. J Clin Endocrinol Metab. 2015 Nov;100(11):4372-81

 

Immagine: www.birchwood-womens-health.com

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4 thoughts on “Sindrome dell’ovaio policistico: come trattarlo con l’alimentazione

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