Santa Rosalia

 

 

 

Santa Rosalia Sinibaldi (Palermo, 1128 – Palermo, 4 settembre 1165) è venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica; secondo la tradizione, appartenne alla nobile famiglia dei Sinibaldi del XII secolo.

Rosalia Sinibaldi (o di Sinibaldo) nasce a Palermo intorno al 1128. La tradizione narra che mentre il conte Ruggero osservava il tramonto con sua moglie, la contessa Elvira, una figura gli apparve dicendogli: «Ruggero io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine», per questo motivo pare che, poco tempo dopo, quando nacque alla bambina venne assegnato il nome Rosalia. Esiste un’altra tradizione che vede spettatori della visione Guglielmo II e sua moglie Margherita, ma ciò non sarebbe possibile: il 1128, presunta data di nascita di Rosalia, non coincide col regno di Guglielmo, che va dalla morte del padre Guglielmo I nel 1166 alla propria nel 1189. Nel 1128, siamo a due anni dell’incoronazione di Ruggero II, la Sicilia è ancora una Contea e Palermo sta per diventare capitale del Regno Normano d’Italia meridionale. Secondo la tradizione cattolica, nel 1624 salvò Palermo dalla peste e ne divenne la patrona, spodestando santa Cristina, santa Oliva, santa Ninfa e sant’Agata.

Il culto più antico di cui si abbia traccia risale al 1375 (o addirittura per alcune fonti al 1348 o 1245, data probabilmente erronea) In quel periodo in tutta la Sicilia – come in molti altri paesi europei – era scoppiata una grave pestilenza. Secondo tale culto santa Rosalia apparve ad una vergine di Bivona (o ad un uomo o a dei giurati) sopra un sasso, assicurando che se essi avessero costruito una chiesa in suo onore, proprio in quello stesso punto, la peste sarebbe miracolosamente cessata.

Secondo la tradizione, tuttavia, non si diede alcun credito all’evento e la peste continuava a mietere vittime. Fu solamente dopo la seconda apparizione, quella del 28 luglio 1246 (o 1349 o 1376), che la chiesa venne edificata. A Bivona la peste cessò non appena iniziarono i lavori per la costruzione dell’edificio sacro. Ma c’è anche un’altra tradizione: quella che ha inizio nel 1648, in seguito alle rivelazioni (e alle visioni) di suor Maria Roccaforte, bivonese, nata nel 1597e morta nel 1648, raccolte dal gesuita Francesco Sparacino (autore di una biografia su santa Rosalia).

La suora raccontò che Santa Rosalia in persona le narrò la propria vita, arricchita di particolari “fantasiosi”: per esempio, narrò che Rosalia, guardandosi allo specchio, vedeva il volto sofferente di Gesù Cristo. Secondo quest’ultima tradizione, la santa, a vent’anni, nel 1149, dopo aver trascorso sette anni di eremitaggio nella grotta della Quisquina, essendo stata scoperta da alcuni abitanti del posto, si trasferì a Bivona, poiché essa faceva parte dei possedimenti paterni (Sinibaldi domini Quisquinae et Rosarum, signore della Quisquina e del Monte delle Rose, il monte che sovrasta Bivona). Rosalia, “signora della Terra di Bivona”, visse in paese per cinque anni presso una grotta inserita all’interno di un bosco di querce, attraversato dal fiume Alba, lo stesso che tuttora trascorre nel sottosuolo, davanti la Chiesa di Santa Rosalia.

Ma oggi di quel bosco è rimasto solo un ceppo della quercia dove la Santa era solita fermarsi per pregare e trovare rifugio: questo segno è visibile attraverso un’apertura con vetro posta vicino l’ingresso della Chiesa. In seguito venne trasportata, nuovamente dall’angelo, sul monte Pellegrino, a Palermo. Il culto crebbe negli anni, e nella successiva ondata di peste del 1575-1576 la santa venne invocata nuovamente, e la quasi totalità dei nati venne battezzata col suo nome. Il 4 settembre 1624, pochi giorni dopo il ritrovamento della grotta della Quisquina, santa Rosalia fu proclamata patrona di Bivona.

Fonte: Wikipedia

 

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