Sant ‘ Ambrosio

 

 

 

Aurelio Ambrogio (Aurelius Ambrosius), meglio conosciuto come sant’Ambrogio (Treviri, incerto 339-340 –Milano, 397) è stato un vescovo, scrittore e santo romano, una delle personalità più importanti nella Chiesa delIV secolo. È venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in particolare, laChiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa, insieme a san Girolamo, sant’Agostino esan Gregorio I papa.

Conosciuto anche come Ambrogio di Treviri, per il luogo di nascita, o più comunemente come Ambrogio di Milano, la città di cui assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono e della quale fu vescovo dal 374fino alla morte, nella quale è presente la basilica a lui dedicata che ne conserva le spoglie.

La famiglia di Ambrogio era cristiana da alcune generazioni (egli stesso cita con orgoglio la sua parente Santa Sotere, martire cristiana che «ai consolati e alle prefetture dei parenti preferì la fede») ed egli era terzogenito dopo due fratelli, Marcellina (consacratasi a Dio nelle mani di papa Liberio nel 353) e Satiro, anch’essi venerati poi come santi.

Destinato alla carriera amministrativa sulle orme del padre, dopo la sua morte prematura frequentò le migliori scuole di Roma, dove compì i tradizionali studi del trivio e del quadrivio (imparò il greco e studiò diritto, letteratura e retorica), partecipando poi alla vita pubblica della città.

Quando divenne vescovo, adottò uno stile di vita ascetico, elargì i suoi beni ai poveri, donando i suoi possedimenti terrieri (eccetto il necessario per la sorella Marcellina).

La sua sapienza nella predicazione e il suo prestigio furono determinanti per la conversione nel 386 al cristianesimo di Sant’Agostino, di fede manichea, che era venuto a Milano per insegnare retorica.

Fortemente legata all’attività pastorale di Ambrogio fu la sua produzione letteraria, spesso semplice frutto di una raccolta e di una rielaborazione delle sue omelie e che quindi mantengono un tono simile al parlato.

Per il suo stile dolce e misurato del suo parlato e della sua prosa, Ambrogio venne definito «dolce come il miele» e tra i suoi attributi compare perciò un alveare.

L’operato di Sant’Ambrogio a Milano ha lasciato segni profondi nella diocesi della città.

Già nel settembre del 600 papa Gregorio Magno parlò del neoeletto vescovo di Milano, Deodato, non tanto come successore, bensì come “vicario” di sant’Ambrogio (equiparandolo quasi ad un secondo “vescovo di Roma”). Nell’anno 881 invece papa Giovanni VIIIdefinì per la prima volta la diocesi “ambrosiana“, termine che è rimasto ancora oggi per identificare non solo la Chiesa di Milano, ma talvolta anche la stessa città.

L’eredità di Ambrogio è delineata principalmente a partire dalla sua attività pastorale: la predicazione della Parola di Dio coniugata alla dottrina della Chiesa cattolica, l’attenzione ai problemi della giustizia sociale, l’accoglienza verso le persone provenienti da popoli lontani, la denuncia degli errori nella vita civile e politica.

L’operato di Ambrogio lasciò un segno profondo in particolare sulla liturgia. Egli introdusse nella chiesa occidentale molti elementi tratti dalle liturgie orientali,in particolare canti e inni. Si attribuisce ad Ambrogio l’inno Te Deum laudamus, ma la questione è controversa e negata anche da Luigi Biraghi. Le riforme liturgiche furono mantenute nella diocesi di Milano anche dai successori e costituirono il nucleo del Rito ambrosiano, sopravvissuto all’uniformazione dei riti e alla costituzione dell’unico rito romano voluta da papa Gregorio I e dal Concilio di Trento.

In dialetto milanese Ambrogio viene chiamato sant Ambroeus (grafia classica) o sant Ambrös (entrambi pronunciati “sant’ambrœs”).

Alla sua figura è ispirato anche il premio Ambrogino d’oro, che è il nome non ufficiale con cui sono comunemente chiamate le onorificenze conferite dal comune di Milano.

Con il termine di ambrosiano non si definisce solo il rito della Chiesa Cattolica che fa riferimento al santo, ma anche un preciso modo di cantare durante la liturgia. Esso viene indicato con il nome di canto ambrosiano. Esso è caratterizzato dal canto di inni, cioè di nuove composizioni poetiche in versi, che vengono cantate da tutti i partecipanti al rito.

A differenza di quanto avveniva per i salmi, solitamente cantati da un solista o da un gruppo di coristi, essi vengono invece cantati da tutti i partecipanti, in cori alternati, normalmente tra donne e uomini, ma in altri casi tra giovani e anziani o anche tra fanciulli e adulti. Alcuni di questi inni sono stati sicuramente composti da Ambrogio. La certezza viene dal fatto che a menzionarli è Sant’Agostino, che fu discepolo di Sant’Ambrogio .

fonte : Wikipedia

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