Luoghi da visitare (Trulli di Alberobello)

Luoghi da visitare (Trulli di Alberobello)

Alberobello (Iarubbédd in apulo-barese[3]) è un comune italiano di 10 751 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia, al centro dellaValle d’Itria e della Terra dei Trulli.  Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli che, dal 1996, sono patrimonio dell’umanità dell’UNESCO[4], fa parte della Valle d’Itria.   L’origine del nome è stata oggetto di studi e recenti contributi[5][6] secondo cui “La denominazione originaria della Selva era “Silva Alborelli”, come risulta dal più antico documento autentico, a conoscenza degli studiosi, e cioè il Diploma d’investitura del 15 maggio 1481 del Re Ferrante d’Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I, l’eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli, Reg. Privil. FoI. 32 e 59, VoI. 39, e riportato nel testo integrale, a pag. 319 della pregevole Storia di Conversano, si legge testualmente, “Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari”.

 

AlberobelloI trulli fino al 1870 non sono stati oggetto di ricerca e di studio: solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento iniziarono i primi studi e vennero formulate le prime teorie riguardanti la loro origine ed edificazione.[2] In particolare l’origine delle costruzioni a trullo del nucleo di Alberobello è oggetto di ricerche e dibattiti.[2]

È comunque possibile riconoscere nella tipologia del trullo lo schema classico della tomba micenea a thòlos del Tesoro di Atreo, databile tra 1500 e 1250 a.C.[2] Tale tipologia costruttiva è, in forma più o meno primitiva, riscontrabile in varie parti del mondo e in particolare nei Paesi europei e nell’area del Mediterraneo. Per quanto non si possa escludere un’origine autoctona, la maggior parte degli studiosi concorda che l’architettura del trullo sia giunta dal Vicino Oriente. Le diverse località in cui si ritrovano tipi costruttivi analoghi sono accomunate dalla stessa disposizione tettonicae stratigrafica del terreno, che rende disponibile il particolare tipo di pietra necessario alla costruzione di queste strutture a secco.  I popoli pelasgici (Elleni del I millennio a.C.), messapici, fenici (1200 a.C.) nel corso della preistoria sbarcarono numerosi anche in Puglia, attraversandola od occupandola, costruendo sia strutture megalitiche (come dolmen, menhir e nuraghi) sia microlitiche, come le specchie e i trulli.

Il Trullo nasce come una tipica costruzione contadina in cui, a prescindere dalle diverse teorie sulle motivazioni storiche che hanno portato alla sua diffusione in questa particolare area che è la Valle d’Itria, il cozzaro (ovvero colui che coltivava la terra del padrone) poteva avere un giaciglio dove dormire e tenere gli attrezzi del campo. I lettini (generalmente semplici pagliericci poggiati sul pavimento) dei bambini erano collocati in alcove ricavate in nicchie, generate per gemmazione dalla muratura del trullo principale e separate da questo tramite tende, che sopperivano, dati gli spazi angusti, alla funzione delle porte.

Dal punto di vista dell’utilizzo degli spazi interni, il trullo è nato con un solo piano abitabile, quello terreno (l’unica eccezione di un trullo a due piani è il così denominato Trullo Sovrano, presumibilmente edificato nell’Ottocento a scopo di promozione turistica). Tuttavia, per un migliore utilizzo degli angusti spazi, man mano che le famiglie crescevano spesso si ricorreva alla soppalcatura di uno o più vani allo scopo di allocarvi i giacigli per i figli oppure di adibirli a ripostigli celati allo sguardo dei visitatori occasionali.

 

alberobello parrinaLa storia di questi edifici molto particolari è legata a un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione.

Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi.

Essi erano realizzati dalla maestranza assunta per la costruzione del trullo e ne identificavano l’artigiano. In base alla qualità della fattura del pinnacolo si poteva dunque identificare non solo la destrezza artigianale del costruttore, ma anche il valore della costruzione. Una maggiore spesa nella costruzione del trullo permetteva di individuare pertanto, le famiglie più abbienti da quelle meno facoltose.

Per quanto riguarda i simboli dipinti sopra i tetti dei trulli spesso assumono un significato religioso; talvolta possono rappresentare segni dello zodiaco. Pinnacolo e simbolo dipinto insieme formavano una sorta di identificativo civico, in quanto per lungo tempo Alberobello ha visto negarsi un riconoscimento ufficiale da parte dei conti di Conversano.

 

chiesa di sant'antonio alberobello parrina

 

Chiesa di Sant’Antonio da Padova

Edificata tra il 1926 e il 1927 su un terreno sommità del rione Monti, donato da una cittadina di Alberobello ai sacerdoti guanelliani, la chiesa di Sant’Antonio riproduce le fattezze delle abitazioni del rione. Su una pianta a croce greca s’innesta una cupola alta 21 metri a forma di trullo, che si integra perfettamente con gli edifici circostanti. La chiesa è stata interamente restaurata nel 2004.

fonte: Wikipedia

chiesa di sant antonio 3                                          chiesa di sant antonio 2

Nella Chiesa                                                                                                 Santa Rita da Cascia                                                

Il dipinto dell’albero della vita murale
e il grande Crocifisso
di: Adolfo Rollo

foto di: Carmela Cava

 

 

 

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