Luoghi da visitare (Sacrario di Cristo Re, Messina)

 

Sacrario di Cristo Re   (Messina)

Il sacrario possiede la terza campana d’Italia per grandezza e fu costruito sui resti del castello di Matagrifone di cui resiste, inglobata, una delle torri. Progettato da Giovan Battista Milani nel 1937, troneggia sulla città con la sua grande cupola e le sue forme richiamano l’architettura del messinese Filippo Juvara (in particolare, la basilica di Superga a Torino). Custodisce i resti di 1288 caduti del secondo conflitto mondiale (tra cui 161 ignoti), gran parte dei quali rimasti uccisi durante la difesa della Sicilia, e di 110 caduti del primo conflitto mondiale (la campana suona ogni sera al tramonto in loro ricordo)[1]. Dal belvedere antistante si gode il panorama dello stretto e della città. Fu l’Acropoli della città vista la sua posizione panoramica e strategica, fortezza bizantina e dimora durante la terza crociata di Riccardo I Cuor di Leone che vi soggiornò prima di continuare il suo viaggio verso la Terra Santa (settembre 1190-aprile 1191); Nel 1284 venne tenuto prigioniero nella torre Carlo D’Angiò detto “lo zoppo” prima di essere trasferito in Spagna.

Sacrario di Cristo Re   (Messina)

L’edificio in stile barocco si presenta a forma ottagonale irregolare con una grande cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali vi sono otto statue di bronzo modellate raffiguranti le tre virtù teologali: fede, speranza e carità; le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza e per ultima la virtù della religione che le comprende tutte

Sacrario di Cristo Re   (Messina)

Sulla cupola vi è collocata una lanterna alta sei metri ed una palla di un metro sulla quale sopra si erge una croce. Sulla torre ottagonale vi è una campana di 2,80 metri, di peso di 130 quintali ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici sottratti durante la guerra del 1915-18.

Sacrario di Cristo Re   (Messina)

Sulla scalinata d’ingresso, è posta la statua di Cristo Re opera dello scultore Tore Edmondo Calabrò.

fonte: wikipedia

foto di: Emanuela Silvestri

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