Giovedì IV settimana del T.O. anno A

 

 

I MIEI OCCHI HANNO VISTO LA TUA SALVEZZA Lc 2,22-40

Forma breve (Lc 2,22-32):

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Parola del Signore

Per la Chiesa cattolica Maria non avrebbe avuto bisogno di essere purificata, ma si sottopone ugualmente al rito per dimostrare la sua obbedienza ai precetti religiosi. Luca non dice che Gesù è stato riscattato con il pagamento dell’offerta: ciò significa che è stato consacrato interamente a Dio Padre fin da bambino. Per la purificazione della puerpera e l’offerta del primogenito non era necessario andare al Tempio di Gerusalemme: questi atti potevano essere effettuati in tutto il Paese con un sacerdote qualsiasi[1]. Per Luca, la prima introduzione di Gesù al Tempio ha invece un preciso significato teologico. L’incontro con Simeone e Anna mostra l’attuazione di una profezia di Malachia, secondo cui il messia sarebbe stato riconosciuto nel Tempio (3,1). La gioia dei due ebrei pii descrive il compimento della speranza del popolo di Israele. Simeone capisce che Gesù è il messia atteso, ma è venuto per tutti i popoli, non solo per Israele; sarà però un segno di contraddizione, dividendo Israele tra chi crederà in lui e chi no[2]. Secondo alcuni teologi, la profezia nei confronti di Maria non riguarderebbe il dolore, ma la divisione interiore: di fronte alla missione del figlio, la sua stessa madre avrebbe oscillato tra la fede e il dubbio[2].

Nella pratica di presentare i bambini al Tempio è racchiuso anche un significato simbolico valido ancora per tutti i credenti in Cristo. Infatti, l’atto di consacrazione del neonato al Signore ricorda come Dio Padre abbia presentato il suo Unigenito/Primogenito come riscatto dei peccati di coloro che Gli appartengono. Tutto già scritto nel piano della salvezza divina. Quindi, presentare i bambini al Tempio trae le sue radici nel piano della salvezza dove Gesù il Cristo avrebbe riscattato il Suo popolo.  ( Fonte: Wikipedia )

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