Frase dal libro “Il nome della rosa” di Umberto Eco

 

 

Il nome della rosa   è un romanzo scritto da Umberto Eco ed edito per la prima volta da Bompiani nel 1980.

Dopo aver pubblicato numerosi saggi, il semiologo decise di scrivere il suo primo romanzo, cimentandosi nel genere del giallo storico e in particolare del giallo deduttivo. Tuttavia il libro può essere considerato un incrocio di generi, a metà strada tra lo storico e il narrativo.

L’opera, ambientata sul finire dell’anno 1327, si presenta con un espediente letterario classico, quello del manoscritto ritrovato, opera, in questo caso, di un monaco di nome Adso da Melk, che, divenuto ormai anziano, decide di mettere su carta i fatti notevoli vissuti da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del proprio maestro Guglielmo da Baskerville. La narrazione si svolge all’interno di un monasterobenedettino dell’Italia settentrionale, ed è suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica.

Il romanzo ha ottenuto un vasto successo di critica e di pubblico, vendendo oltre 50 milioni di copie in trent’anni e venendo tradotto in oltre 40 lingue[1]. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Strega nel 1981, ed è stato inserito nella lista de “I 100 libri del secolo di Le Monde“.

Dal romanzo è stato tratto nel 1986 il film omonimo per la regia di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery nei panni di Guglielmo e Christian Slater nel ruolo di Adso.

fonte Wikipedia

 

 

 

Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l’uso e l’ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?
frase dal libro   “Il nome della rosa”  di  Umberto Eco

eco umberto




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